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TTIP è l’acronimo che sta per “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, il cosiddetto Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti tra Usa e Unione Europea.

In sostanza il TTIP viene presentato come l’accordo commerciale che renderebbe più efficiente il libero scambio tra Stati Uniti ed Europa, facilitando le importazioni ed esportazioni tra questi stati.

Non mancano però le ombre sulle innumerevoli variabili che questo Trattato verrebbe a modificare e a ridefinire: la discussione dei punti cardine del Trattato è stata resa nota solo in parte dalle autorità competenti e questa “segretezza” ha generato non poche opposizioni e critiche da parte di chi sarebbe in prima persona coinvolto dai cambiamenti normativi prospettati dal TTIP.

L’accordo dovrebbe agire su tre macro aree:

  • rendere più facile l’accesso di merci, servizi, appalti pubblici ed investimenti al mercato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti,

  • semplificare le normative tra le due parti abbattendo le differenze non legate ai dazi,

  • rendere meno macchinose le normative stesse, operando nella direzione di una uniformità normativa indispensabile per il mercato globale.

Nonostante le informazioni circolate in materia siano ancora scarse, le preoccupazioni e i timori per le eventuali conseguenze di un simile cambiamento normativo sono già molto forti:

  • innanzitutto vengono sottolineati i rischi per i consumatori europei: l’Unione europea tutela infatti in maniera maggiore rispetto agli Usa la questione critica dei prodotti OGM, l’obbligo di etichettatura del cibo, l’uso del fracking per estrarre il gas e la protezione dei brevetti farmaceutici.

  • La questione dei prodotti Ogm è un elemento di grande differenziazione tra l’agricoltura europea e l’agricoltura statunitense. L’eliminazione dei dazi doganali e dei controlli di autenticità dei prodotti agricoli non permetterebbe più di salvaguardare la produzione agricola europea dalla concorrenza internazionale.

Le preoccupazioni e le richieste di chiarimenti appaiono ad oggi più che giustificate. Gia ad oggi risulta infatti difficile la competizione e la concorrenza tra i prodotti agricoli nazionali (prodotti seguendo le normative che tutelano in maniera rigorosa la qualità del prodotto stesso) e i prodotti non comunitari, spesso privi di altrettanti controlli e tutele in materia di produzione transgenica.

Se è vero, come sostiene John Young- Presidente di Hp, che “per riuscire a competere in un'economia globalizzata, i nostri prodotti e i servizi devono essere di qualità maggiore rispetto a quelli dei nostri concorrenti”, è anche vero che l’autenticità di questa qualità non deve essere penalizzata.

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